Nel mio lavoro esploro il rapporto tra il visibile e l'invisibile, la presenza e l'assenza, la coscienza e l'inconscio, il tempo e la percezione. Il colore, la materia e il gesto pittorico si tramutano in strumenti attraverso i quali traduco intuizioni, esperienze e interrogativi interiori in una dimensione visiva.
Aspettiamo di tornare alla normalità. Attendiamo l’istante in cui il fuoco si risvegli. Scopriamo la fiamma che brucia dentro di noi.
Restiamo in casa la sera, proprio quando dovremmo uscire per connetterci con altri. Sentiamo un bisogno ancestrale di essere realmente insieme agli altri.
Spesso rifletto su quanto sia paradossale il coprifuoco. Nel secolo scorso, il "coprifuoco" era la campana serale che avvisava le persone di spegnere i loro fuochi per la notte, per evitare incidenti.
Oggi il coprifuoco serve a prevenire gli incidenti e a fermare il virus. È una misura necessaria.
Ma il passato sta soffocando il nostro fuoco interiore.
Penso alla canzone dei Doors "Light My Fire"... Cerchi di accendere la notte...
La notte deve essere vissuta, la notte deve essere infiammata.
Fuoco, fuoco, fuoco.
Kronos, lo scorrere inesorabile del tempo, rappresentato da una linea retta che si interseca con Kairos, rappresentato da figure circolari e morbide, indicative delle esperienze di vita, del momento giusto.
Da questa intersezione emerge Aion, il tempo dell'Essere, manifestato in un colore verde brillante, simbolo della vita nel senso più profondo e significativo.
Kronos, Kairos e Aion, i tre tempi che in questa tela trovano la loro reciproca interazione in un’armonia di colori e geometrie, simboleggiando così quel percorso esistenziale che è proprio dell’Essere Umano.
L'opera illustra la possibilità di canalizzare la vasta mole di immagini e informazioni generate dalla società contemporanea attraverso una varietà di stili di vita.
La moltitudine di macchie policrome rappresenta il ricco patrimonio di informazioni che proviene da ogni angolo del mondo.
Le linee multicolori tracciano percorsi geometrici ben definiti, simboleggiando la pluralità dei cammini esistenziali. Esse rappresentano l'intera produzione culturale ed esperienziale dell'essere umano.
La parte emersa dell'iceberg esiste soltanto perché sostenuta dalla sua parte sommersa: l'inconscio.
L'opera funge da denuncia; l'autore enfatizza l'importanza di stabilire un equilibrio tra coscienza e inconscio. Tale relazione è fondamentale per lo sviluppo di un percorso di vita che abbracci la consapevolezza del "non sapere", in linea con il principio socratico "so di non sapere", che costituisce la base essenziale per un arricchimento della conoscenza profondamente contenutistica.
L'opera rappresenta una tappa cruciale nel percorso di crescita interiore dell'artista. La linea nera, inizialmente capace di dividere la tela in due parti e simboleggiare la distinzione tra gli individui, in seguito evoca una realtà profonda, in cui le differenze si dissolvono per fare spazio all'Unus Mundus.
Con questa creazione, l'artista mette in relazione la sua visione esterna, fertile terreno per le distinzioni di memoria cartesiana, con un mondo interiore profondo, in cui si sovrappongono molteplici stati esistenziali. In questo ambito, tutti gli esseri umani sono intimamente connessi, vivendo un'esperienza che trascende le distinzioni spazio-temporali.
Dall'oscurità alla luce, dai volti nascosti nell'ombra ai colori vibranti della coscienza.
Il trittico che l'autore propone trasmette un messaggio di ottimistica fiducia nell'essere umano. Il fulcro del suo dialogo interiore, trasposto sulla tela, rappresenta il passaggio dall’assenza di sentimenti, simboleggiata dall’oscurità, al tripudio di emozioni positive, rivelate attraverso una moltitudine di colori.
La barca, raffigurata in modo minimalista, occupa un ruolo centrale nel primo dipinto, sottolineando l'importanza del traghettamento verso una visione della vita in cui prevalgono armonia, pace e rispetto per la natura.
Una volta completato il viaggio, nelle due opere successive la barca si ritira gradualmente sullo sfondo, sostituita da una linea arancione, simbolo di armonia ed equilibrio. Il trittico descrive un viaggio interiore: un cammino intimo che si volge alla speranza e alla possibilità di emergere dal mondo delle ombre, in favore di una vita ricca di significato e piacere.
Perdersi in strade sconosciute, cieli mutevoli e riflessi fugaci.
Ogni viaggio diventa un archivio silenzioso di sensazioni, colori sospesi nella memoria, linee tracciate dal tempo e frammenti di emozione catturati tra il visibile e il percepito.
Quando A–Wibaa ritorna nel suo studio, quelle visioni custodite—filtrate attraverso l’anima più che tramite lo sguardo—riemergono trasformate.
Rinascono come paesaggi astratti e minimalisti: non luoghi, ma percezioni; non geografie, ma topografie interiori. È un modo di vedere il mondo non per ciò che è, ma per ciò che risuona dentro. Una distillazione visiva della presenza, dell’essere pienamente là e poi qui, dove pensiero e forma si fondono in una silenziosa contemplazione.